Il territorio

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Sulla Murgia Orientale fittissima di alte querce, in posizione strategica rispetto alla Via Appia, alla Terra di Otranto e di Taranto, a contrastare le scorrerie dei Goti, nel 565 d.c. Conone – Governatore di Napoli – e Narsete – Generale – , in “ Locus nucum “ (luogo delle noci) eressero una fortezza.
Nel 591 d.c. i monaci di S. Equizio edificarono “ nei monti degli appennini del castello delle noci” la badia di Barsento (1) . Intorno alla stessa cominciarono a radunarsi modeste casupole di coloni costituite da muri a secco in circolo e tetti di sterpi, paglia e fango. Un’altra aggregazione sorse a Casaboli. Nel IX secolo (nel 860 d.c.) la distruzione di Mottola ad opera dei Saraceni certamente contribuì alla crescita di queste due comunità con l’aggregazione dei fuggitivi.
Nel 1040 d.c. il Duca di Mottola Raimondo De Funis distrusse Barsento e Casaboli, passate contro il suo volere sotto la giurisdizione del Conte di Conversano. Le popolazioni superstiti di Barsento e Casaboli si radunarono intorno al “ Castellum Nucis “.
All’inizio del XII sec., nel 1102, Mottola, fortezza del principato di Taranto, fiorente cittadina con vasto territorio di circa 48 miglia in giro, si ribellò alle angherie del principe Muarcaldo e ne rimase distrutta. Gli scampati all’eccidio e alle distruzioni si dispersero, in parte, nella selva dell’Alta Murgia. Qui, lungo le antiche vie di comunicazione tra la costa adriatica e la jonica, sui dossi prospicienti vaste “ lame “, i più favorevoli allo sviluppo della vita sociale e alla coltivazione dei campi, si aggregarono e potenziarono insediamenti preesistenti dando sviluppo a vari centri abitati della Murgia. Così sorse NOCI.
Con diploma di Re Ladislao del 24/IV/1407, Noci si costituì in Università, cioè Comune. Al nuovo Comune veniva riconosciuto un territorio del raggio di tre miglia intorno al centro abitato a costituire la “ Terra delle Noci “, pur persistendo il diritto dei nocesi a esercitare gli usi civici nel demanio di Mottola. Già divamparono lotte sfrenate per il possesso della terra. “ Natura fecit omne commune, usurpatio fecit privatum (Sant’Anselmo).
In sfregio alle “ problematiche “ di Ferrante I di Aragona e di Carlo V, le quali vietavano qualunque chiusura di territorio a impedire la costituzione di eccessivo potere privato in danno del potere regio, anche i nocesi eressero muri a secco a formare “ chiusure “ di seminativi e “ Parchi macchiosi “.
Chiusure e parchi che in seguito si presentavano piccoli e fitti in prossimità del centro abitato e nell’ambito delle tre miglia e ampi e radi nelle lontananze e fuori delle tre miglia. Alla costituzione dei primi beni, liberi da vincoli feudali, avevano partecipato un po’ tutti i cittadini: ai “ galantuomini “, detentori anche del potere municipale, i terreni migliori, ai coloni le terre peggiori. Le recinzioni divennero sempre più ampie anche ad di fuori delle tre miglia. I “ baglivi “, guardie private dei ricchi occupatori abusivi, cacciavano dalle terre recinte i coloni che volevano continuare a esercitare gli usi civici di pascere, fare legna, seminare, ecc.
Le capitolazioni dei feudatari di Mottola, la Contessa della Saponera nel 1545 e Marcantonio Seripanno nel 1594, legittimarono con l’assenso regio e dietro compenso le occupazioni di 275 chiusure a beneficio di 189 abusivi occupatari. Il compenso venne pagato dal Comune di Noci col dazio sul vino mosto, mentre i pochi galantuomini privatizzarono vaste estensioni di terre libere da vincoli feudali.
Le masse popolari esercitavano gli usi civici nel demanio sempre più ristretto ed erano soggette alle angherie dei feudatari di Conversano e Martina Franca che con il diritto feudale delle “ parate “ taglieggiavano gli scarsi e sudati prodotti dei coloni.
Con l’incremento demografico cresceva la pressione delle masse popolari. Aumentarono le controversie con i cittadini di Mottola per la promiscuità degli usi civici e le liti contro il feudatario di Martina Franca per le “ parate “ e la spartizione dei frutti pendenti.
A tali liti pose termine il Consigliere Matteo Ferrante che con decreto del 4.VI.1726 proclamò le vaste contrade di Pentima, Murgia, Poltri, Barsento, demanio del Comune di Noci distaccandole dal demanio di Mottola e Martina. Per la giurisdizione furono aggregate alla Contea di Conversano.

(1) In origine “ Badia dell’Assunta” e per successive alterazioni: Assunta, Assenta, Varsienta, Barsento.
(2) Un miglio è pari a 7.000 palmi, cioè mt. 1.851,85 (Regno di Napoli L. 6.IV.1840)

Barsento VI sec. d.c. (Foto dell’autore)