Il territorio

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Dal 1860 tali contraddizioni si accentuarono ancor più con l’alienazione dei beni ecclesiastici accaparrate a basso prezzo dalle stesse ricche famiglie usurpatrici del demanio comunale.
Il protezionismo industriale dell’ultimo quarto di secolo praticato dall’Italia Sabauda e le ritorsioni dei paesi industrializzati dell’Europa, rovinò definitivamente l’agricoltura meridionale . In tanta apprensione le masse bracciantili di Noci trovarono coesione e una valida forza di avanzata politica nel socialismo. Nella paura i “ galantuomini “ riuscirono, anche attraverso maltrattamenti, a deviare il movimento delle masse bracciantili e del proletariato urbano alla quotizzazione del residuo demanio comunale.
Lontano dal centro abitato, nel 1890 furono quotizzate “ Saponera, Foggia Nuova, Lamadacqua, Cancello, Lo Scorso, Chiascia Gentile e Chiascia tre stoppelli “per una estensione di complessiva di Ha 593:13:35. Si costituirono 561 quote dell’ampiezza di circa un ettaro, previa formazione di strade comunali e interpoderali. Nonostante i prezzi di £ 805 al tomolo (ettari 0:85:76) per la 1° classe, £. 560 per la 2° classe e £. 425 per le altri, le domande di proletari senza terra, “nullatenenti “, furono 1775.
La seconda quotizzazione del 1899 interessò Ha 489:75:95 “ Alto Bonelli, Difesa, Canton del Tuono, Parco Gentile, Piano ed altri “. Furono costituite 507 quote, mentre i richiedenti furono 1899. Di questi, furono prescelti 274 impossidenti assoluti e 233 capo famiglia iscritti nei ruoli di imposta fondiaria per un importo di £ 210.
La terza quotizzazione del 1904 “ Bonelli, Monache, Gemma D’Arrigo, Parcorotto ed altri “ interessò Ha 190:93:72 divisi in 247 quote , di cui 191 ai “nullatenenti” e 55 a richiedenti iscritti nei ruoli di imposta fino a £. 2,5.
Dal 1905 le masse bracciantili indirizzarono la lotta al recupero delle terre demaniali usurpate dai “galantuomini”. L’insufficienza dei dirigenti dell’epoca – don Vincenzo Guerra – frenò le indicazioni delle masse bracciantili a occupare subito le terre padronali ex demaniali. Il movimento fu imbrigliato nella lunga rivendicazione legale iniziata nel 1838 dal Sindaco Lippolis e sfociata nel 1963 con la legittimazione degli ultimi eredi usurpatori.
Il fascismo troncò nel carcere e nel sangue ogni prospettiva proletaria.
Il 2° dopoguerra mostrò una realtà totalmente diversa. La grande masseria a indirizzo cerealicolo con allevamento brado e semibrado era già in profonda crisi e subì un processo di appoderamento aziendale a conduzione contadina di proprietà o in fittanza dell’estensione massima di 30 ettari.
L’azienda diretto-coltivatrice, per la composizione diversificata del lavoro familiare e per la tensione psicologica e lavorativa derivata dal rischio d’impresa, riesce a sopravvivere in condizioni di progressiva emarginazione. I ruderi di antichi “ jazzi “ di pecore e complessi di trulli per il ricovero delle vacche pugliesi, testimoniano l’arretratezza e l’estrema povertà dell’allevamento brado.

Veduta di Noci dalla Mass. Zecchinella (Foto dell’autore)