Il territorio

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La divisione fra galantuomini e proletari era netta. Artigiani, boscaioli, edili, braccianti e fittavoli riconoscevano ben distinta la diversa posizione di classe dei “signori proprietari”. Oggi, la base aziendale della produzione agricola della masseria è la proprietà o la fittanza contadina.
La produzione contadina con l’estendersi delle foraggere e la progressiva specializzazione, sempre più stretta, a latte e carne, va definitivamente abbandonando i limiti autoconsumistici per aprirsi al mercato. Così, senza strutture mercantili proprie, la produzione dell’azienda contadina è completamente soggetta alle direttive consumistiche del profitto monopolistico e speculativo. Nel 1967 si rileva la presenza di n° 2081 ditte proprietarie su un’area di produttiva di Ha 14.369. Nello stesso anno si registrano anche n° 523 imprese diretto- coltivatrici, a cui si aggiunge un numero limitato di braccianti –contadini, che per fini assistenziali risultano braccianti anche quando è prevalente l’attività diretto-coltivatrice.
Il contesto sociale in cui si inserisce la nuova realtà agricola è anch’esso nuovo e fortemente disarticolato. Nel frattempo, Noci ha sviluppato una discreta industria edilizia con numerosi operai. La quale, partendo da attività spesso speculative a base cittadina ed inserendosi nella fascia delle medie aziende, ha trovato una sua stabilizzazione con l’appalto di opere pubbliche in Puglia, Basilicata e Calabria. E’ scomparsa la lavorazione della pietra. L’attività boschiva è ridotta a limiti di marginalità. L’intermediazione ha assunto proporzioni che travalicano i limiti dello sviluppo cittadino ponendosi come sovrastruttura speculativa o a diretto servizio del monopolio nazionale e internazionale.
L’assetto sociale di Noci, a nucleo essenzialmente rurale, ne è rimasto schiacciato.
Prevale il commercio del legname nazionale ed estero ad uso industriale e dei cereali anche d’importazione. Sviluppata è l’intermediazione di concimi, mangimi, macchine e attrezzi per l’agricoltura. Il latte viene trasformato in loco da caseifici privati, mentre la carne bovina, ovina e suina per il consumo fresco è oggetto di commercializzazione frazionata a livello provinciale.
In questa nuova fase il movimento delle masse proletarie ha continuato a lottare (1945-60) con analisi e strumenti ormai largamente superati e con una visione distorta della realtà. Il contadino, nuovo protagonista della trasformazione rurale, spesso veniva assimilato e confuso all’antico agrario. La deviazione bracciantile dei militanti condizionò strettamente la lotta di massa a battaglie di retroguardia, restringendole e quindi chiudendola negli stretti limiti del “ gestire “ le scarse giornate lavorative fra masse crescenti di disoccupati. E tutto ciò fino a quando (1960-70) l’emigrazione all’estero, al nord e ai poli della costa Jonica e Adriatica ha definitivamente spompato ed emarginato anche questo tipo di lotta.

Arch. Francesco R. Tinelli